Un pellegrino Nuorese
a Santiago de Compostela
840 chilometri in bicicletta in solitaria
...o quasi.
Diario di viaggio.
a Santiago de Compostela
840 chilometri in bicicletta in solitaria
...o quasi.
Diario di viaggio.
Come è nata l'idea? Così. Per caso. Un giorno un mio collega sta parlando del suocero, del fatto che diverse volte si è recato a Lourdes come accompagnatore volontario per gli infermi, e che sta meditando un prossimo pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Anche lui dice che avrebbe piacere di fare la stessa esperienza, e la cosa un po' mi incuriosisce, un po' mi intriga, ma subito mi rendo conto che non è praticabile per cause logistiche: 800 chilometri a piedi richiedono non meno di un mese, e l'idea cade presto nel dimenticatoio.
Apparentemente.
Alcuni mesi dopo, non so dire come, forse sentendone parlare, forse dalla tv o da internet, Santiago de Compostela torna a fare capolino nella mia testa.
Questa volta sono io a sbirciare su internet e scopro un mondo sconosciuto. Milioni di pellegrini che richiamati dal Santo, affrontano un viaggio che ha per meta una piazza: Praza do Obradoiro. In alcuni anni l'affluenza è maggiore. Durante gli anni giubilari infatti, (Año Xacobeo, gli anni in cui il 25 luglio, San Giacomo, cade di Domenica) passando attraverso la Porta Santa della Cattedrale di Santiago e professando i Sacramenti della Confessione e dell'Eucarestia, si ottiene l'indulgenza plenaria.
Ma in mezzo a tutte le notizie scopro soprattutto che il Cammino può essere fatto non solo a piedi ma anche a cavallo o in bicicletta.
Ora la cosa mi tocca da vicino! Mi documento maggiormente e acquisto un piccolo libricino: “Guida al Cammino di Santiago de Compostela in bicicletta” che prevede una pedalata organizzata in 15 tappe con una media di una sessantina di chilometri giornalieri.
Faccio un po' di conti con le mie forze e concludo che per me il tempo necessario per il Cammino in bici è di circa dodici giorni, più quelli per il trasferimento di andata e ritorno: due settimane e spiccioli. È fattibile!
Da quel momento è probabilmente iniziato il mio Camino.
La passione per la bici ce l'ho; un po' di gambe, pure; il mezzo a disposizione non è proprio dei migliori, ma... A settembre dello stesso anno (2008) arriva una nuova bici. Senza pretese eccessive: deve essere leggera, robusta, con un buon cambio: in una parola, affidabile. E comunque, mountain bike.
nel logo dell'Anno Jacobeo 2010.
Il mio libricino prevede prevalentemente sterrato con qualche diversivo su asfalto. Ma dice anche (come pure lo dice internet) che lo si può fare anche tutto su asfalto, e io, che ho pochissima esperienza di “fuori strada”, faccio mia la variante.
Ogni occasione è buona per tenermi allenato: dalle "uscite" ai paesi del circondario di Nuoro, alle semplici “commissioni” giornaliere in città. E siccome sulla carta (del libro) ci sono gli abbozzi dei grafici altimetrici (con pochi numeri) cerco di fare percorsi che secondo me sono di sovraccarico e cioè con pendenze fra il 5 e il 9%.
Si avvicina il giorno della partenza, e circa due settimane prima del fatidico 2 agosto 2009, giorno dell'imbarco prenotato per Genova, sono tranquillo; con i miei 600 km fatti nell'ultimo mese, la fatica non mi farà sorprese. Gli errori di valutazione li scoprirò da solo, sul campo! Anzi VERSO il “Campo delle Stelle”. Ma solo un anno dopo!
Almeno per quest'anno 2009.
Il venerdì 17 luglio 2009 infatti, durante una banalissima pedalata serale in città, altrettanto banalmente cado. E sento un rumore secco: un “crak” che proviene dalla mia clavicola sinistra che si rompe in modo abbastanza brutto. Non patisco dolori, ne' sul momento ne' durante la convalescenza di tre mesi con un tutore sul busto. Ma pochi istanti dopo la caduta, realizzo che Santiago non è d'accordo con le mie intenzioni di fare il Cammino assolutamente quest'anno perché il prossimo sarà Anno Giubilare e troverò molto affollamento. Un rapido pensiero fatalista e ottimista al tempo stesso mi dice che il Santo mi vuole lì proprio nel suo anno: il 2010.
2010
Sono pronto, o presunto tale. E durante l'ultimo mese, ogni giorno che mi separa dal 25 luglio (è stato casuale; solo dopo il ritorno mi hanno fatto notare che sono partito da Nuoro il giorno di San Giacomo!) lo vivo con la massima attenzione alla mia persona, nel timore di un nuovo infortunio all'ultimo momento.
E arrivato il momento di preparare bici e bagaglio.
Ormai ci siamo. Mancano pochi giorni. Ho già modificato il portapacchi posteriore della bici per accogliere non le classiche borse ma un più pratico zaino impermeabile (e pesante) con spallacci, da indossare durante le visite alle città. Ho anche rinforzato la borsina montata sul manubrio. E ho fatto qualche uscita di prova (ahimè, breve) a pieno carico: 14 kg di zaino + 3 di borsina + 2 di acqua. Il biglietto per la nave e i documenti sono a posto. E anche qualche soldo, una carta di credito e una bancomat. Ho fatto anche le prove di smontaggio della bici per caricarla sulla Matiz Van aziendale (già messa a punto per i 2500 km di andata e ritorno del trasferimento) che da Nuoro mi porterà a Sain-Jean-Pied-de-Port, ai piedi del versante francese dei Pirenei Settentrionali, punto di inizio della pedalata di quello che è a tutti noto come il “Camino Frances”. É tutto controllato e a posto. Sono pronto.
- - San Giacomo
Partenza da Olbia in ritardo di un'ora. Ma ormai sono sereno e in cuor mio so che andrà tutto bene, come in effetti più o meno è stato. La sensazione mi viene anche da un piccolo particolare: all'uscita di Nuoro, direzione Portotorres, senza un motivo specifico, mi fermo e controllo il biglietto della nave. Andata: Olbia-Genova. Ritorno: Genova-Portotorres. Se non avessi controllato, sarei andato a Portotorres perdendo il traghetto e tutto il resto. Niente mi ha impedito di pensare che da “lassù” sia arrivata una vocina al momento giusto...
Sbarco a Genova alle 8:30 in perfetto orario e inizio la lunga tappa di trasferimento in auto di circa 1200 km per arrivo previsto a Sain-Jean-Pied-de-Port intorno alle 8:30 di sera. In realtà sono arrivato verso le 9 e mezza.
Durante il tragitto ho avuto modo di scoprire con disappunto, che in Francia la benzina è un po' più cara che qui in Italia. In compenso le autostrade sono belle come me le ricordavo da una ventina di anni fa. C'è solo una cosa in più: telecamere antivelocità ogni pochi chilometri. Vedo che tutti gli autisti rispettano i limiti; immagino che le sanzioni non siano lievi. Fortunatamente ho anche un buon navigatore per auto GPS ASUS R700T con le mappe dettagliate di tutta Europa, che mi avvisa per tempo quando sono in prossimità di un autovelox. Comunque è solo una sicurezza in più: infatti credo di non aver mai superato i limiti di velocità in tutto il viaggio, effettuando anche alcune soste per rifocillarmi e riposarmi.
Durante questa esperienza ho avuto modo di imparare a vedere le cose da punti di vista diversi da quelli abituali.
Così all'arrivo a Sain-Jean-Pied-de-Port (come detto in forte ritardo sul previsto) non trovo alloggio per la notte, ma questo fatto, obbligandomi a girare un po' per il paese, anziché costituire un impiccio, mi fa fare il mio primo incontro con altri tre pellegrini ciclisti spagnoli con lo stesso problema con i quali faccio subito amicizia e che con un giro di telefonate riescono a trovare un alloggio per tutti e quattro un po' fuori Saint Jean: per la precisione a Huntto, sul “Camino”, a 4 km da Saint Jean, in una casa rurale dove con la non proprio modica cifra di 32 euro a persona ci danno cena, letto, e colazione. E dove, importantissimo per me, mi lasciano parcheggiare la Matiz fino al ritorno (comunque al ritiro, compenso volontariamente il disturbo con un biglietto blu, apprezzato dalla signora).
La notte qualcuno dei tre spagnoli “ronca” (forse anch'io) ma mi metto i tappi per le orecchie e dormo.
A sx quelli in schiuma poliuretanica, monouso e da inserire dentro il condotto uditivo.
A dx quelli in silicone, lavabili e da premere solo sulla parte inziale del condotto.
Attenzione! una nota a proposito dei tappi per le orecchie:
Non illudetervi di poter dormire con quelli conici in schiuma poliuretanica che si acquistano in qualsiasi emporio, supermercato, o china shop; peggiorate solo la situazione, perché la struttura alveolare del materiale schiumoso, sfregando anche minimamente contro il cuscino o l'orecchio stesso produce rumori ingigantiti che rendono impossibile il sonno. Quel tipo di tappi sono concepiti per attenuare i rumori troppo forti di ambienti di lavoro molto rumorosi. Hanno la stessa funzione delle cuffie antirumore.
I buoni tappi per le orecchie sono quelli in cera siliconica, acquistabili nei negozi più forniti, o in farmacia, o sul web.
Costano un po' di più, e come quelli in schiuma vanno un po' modellati con le dita prima dell'uso, ma sono un altro pianeta.
A domani 27 luglio 2010 – martedì –
In sella!
chiedendo la benedizione del Santo.
