10° - Villafranca del bierzo - Barbadelo
Anche oggi partenza a un'ora decente. Alle 8:05 siamo in marcia dopo aver già fatto colazione. Fa molto freddo: 9 gradi, e per un paio d'ore viaggiamo sul versante nord senza vedere un raggio di sole.
Vista la stanchezza accumulata, le tendiniti incipienti e consolidate, le bici di Bernat e di José con rimorchio, optiamo per la carretera fino alla vetta. Dopo i primi 20 km di riscaldamento su una lieve pendenza quasi costante del 2%, alla borgata di Las Herrerias facciamo una breve sosta per raccogliere le forze e iniziamo la scalata per O Cebreiro. Sifre riparte con qualche minuto di vantaggio e io lo seguo poco dopo; gli altri ci raggiungeranno a breve. Ma dopo qualche chilometro, ancora non vedo Sifre, neanche in un tratto con lunga visuale. Avviso Bernat al mobil, che subito chiama Sifre. Si è inoltrato per sbaglio sul ripidissimo e sconnesso sentiero e nelle condizioni in cui versa non ha alcuna speranza di arrivare in cima. Non appena Sifre ritorna indietro di circa un chilometro, il gruppo compatto riprende la marcia.
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Si entra nella regione della Galizia, l'ultima attraversata dal Camino de Santiago. |
Ci si riavvia ancora verso quella tappa intermedia tanto temuta da sembrare irraggiungibile; ma ormai ci siamo: dopo qualche chilometro di tornantoni, dietro una curva ci appare un centro abitato e un cartello che indica “Cebreiro”.
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Iglesia Santa Maria la Real de O Cebreiro. |
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Panoramica verso sud-est da O Cebreiro. |

Io, dopo aver a mia volta sellado mi fermo a O Cebreiro per un'oretta per lo spuntino di mezzogiorno e per godermi la vista verso le valli di sud-est; la giornata è limpidissima e lo sguardo spazia per chilometri deliziando lo spirito e distogliendo la mente dalla fatica.
Non ci siamo accordati per dove pernottare, ma suppongo a Triacastela; comunque per maggior sicurezza, dopo essere ripartito da O Cebreiro, chiamo Bernat ma il suo mobil è spento. Domani scoprirò che è difettoso e spesso si spegne da solo, quindi mi verrà fornito il numero di un altro contatto del gruppo.
La giornata di oggi è decisamente densa di imprevisti: arrivato a Triacastela, proseguo e giunto a Samos passo al setaccio i ricoveri della cittadina senza trovare traccia dei Valenciani. A questo punto deduco che si fermeranno a Sarria, 22 chilometri più a valle, invece l'indomani scopro che la tappa scelta era molto più indietro, proprio a Triacastela, dove mi attendevano presso un albergue privato in due camere da quattro posti. Il caso ha voluto che proprio a Triacastela io sia passato per la calle di fianco a quella dove pochi minuti prima si era fermato il gruppo.
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O Cebreiro. Una "Palloza", abitazione ellittica in pietra con tetto in paglia; di probabile origine celtica. |
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Alto de San Roque. Monumento al Pellegrino. |
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Ponte medioevale all'uscita da Sarria. |
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Da Sarria a Barbadelo. Fondovalle... |
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... con guado e ponticello pedonale. |
Pago i dieci euro richiesti per la notte e con Paco andiamo a cena alla taverna-albergue “Casa Carmen”. In attesa che arrivi la portata, Paco ama parlare di sua moglie Lolita anche se molto del tempo dedicato al pasto è rivolto allo scambio delle impressioni di viaggio e delle previsioni; lui conta di arrivare a Santiago domani pomeriggio. È la stessa cosa che l'hospitalero ha previsto per me, ma io voglio riposare le gambe e assaporare senza fretta gli ultimi chilometri di questo pellegrinaggio, quindi conto di essere a Santiago dopodomani e fermarmi lì per uno o due giorni.
In ogni caso, almeno per ora, credo di aver fatto bene a staccarmi dal gruppo perché già è stato difficile trovare un posto per terra per una persona; in otto non so come sarebbe andata.